I dati ISTAT sull’accesso e il tipo di utilizzo della rete suddiviso per fasce di età (vedi Tab. 1), e altre analoghe statistiche sulla “dieta mediale” delle giovani generazioni mostrano una consolidata tendenza verso l’uso di strumenti e linguaggi di comunicazione le cui caratteristiche sono fortemente influenzate dallo stile dei “social network”, che costituiscono l’ambiente principale in cui i giovani trascorrono una parte consistente del loro tempo libero. La connessione avviene per lo più su dispositivi mobili, principalmente smartphone, con prevalenza di contenuti visuali e interattivi, con l’uso di uno stile narrativo fortemente personalizzato. Gli operatori pastorali e i catechisti sono pertanto sollecitati a cambiare la tradizionale metodologia catechistica e individuare nuovi approcci, o rivisitare metodi più tradizionali, utilizzando le tecnologie digitali per entrare in comunicazione coi ragazzi.
Due rischi vanno evitati: quello della sperimentazione a tutti i costi, motivata dall’ansia di voler apparire aggiornati, o dal timore di apparire “sorpassati”, e quello di ritenere che basti una padronanza tecnica degli strumenti per “fare catechesi al passo coi tempi”. Entrambi gli atteggiamenti trascurano di porre attenzione alle questioni importanti, che devono venire prima dell’uso delle tecnologie.
Le indichiamo con qualche domanda:
Possono sembrare domande teoriche, motivate dalla ricerca di una sorta di “perfezionismo” catechistico. Ma chiediamoci se di fronte all’enorme cambiamento che le tecnologie digitali stanno provocando a livello personale e sociale, ci si possa accontentare di qualche iniziativa limitata, senza riflettere seriamente sulla necessità di pensare un “progetto” catechistico, aggiornando il documento della Chiesa italiana, che nel 1970 ha posto le fondamenta del rinnovamento catechistico post-conciliare.
Uso di Internet (dati ISTAT 2022) – Riportate solo le fasce d’età 6 – 24 anni.
Testi: Andrea Tomasi